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JoJoStyle

L'evoluzione stilistica di Araki

Lo stile di Hirohiko Araki è cambiato completamente, e numerose volte, nel corso degli anni (la sua carriera di fumettista, infatti, è iniziata nell'ormai lontano 1980). Inizialmente molto simile e pieno di omaggi a quello di Osamu Tezuka, il "papà" dei manga (autore, lo ricordiamo, di capolavori immortali come Astroboy, Jungle Taitei, Metropolis e Black Jack), ma fin dal suo primo lavoro, "Buso Poker" (Poker Armato), è possibile notare una sorta di originalità e di personalità nell'autore, soprattutto a livello narrativo e registico, con un ottimo uso del colpo di scena, che poi sarebbe diventato uno dei marchi di fabbrica dell'autore.

Con "Virginia ni Yohroshiku" (Salutami Virginia) Araki si cimenta con un'ambientazione fantascientifica. Il livello di dettaglio generale è ancora scarso, ed il tratto immaturo deve ancora moltissimo a Tezuka, ma con "Mashonen BT" (Magical BT) la differenziazione continua, ed Araki ha l'occasione di introdurre nei suoi lavori i giochi di prestigio di cui è un grandissimo appassionato. Le linee curve iniziano a diventare più poligonali, marcate e stilizzate, in una sorta di "cubismo fumettistico statico", che a differenza del classico cubismo pittorico non mostra la stessa immagine sotto diverse prospettive contemporaneamente, da cui derivano le stranissime posture picassiane, ma si limita ad una sola ed universale, il cui stile grafico non è altro che una scomposizione poligonale del reale.

La svolta si ha con "Baoh Raihosha" (Baoh l'Ospite), dove il tratto di Araki si fa improvvisamente molto più realistico e dettagliato. La storia fantascientifica di intrighi e manipolazioni genetiche, attuale ancora oggi nonostante gli anni, impone anche un totale restyling grafico, che si evidenzia con l'introduzione di un tratteggio e di figure più dinamiche e d'azione. Iniziano ad intravedersi le pose bizzarre che renderanno caratteristici e talvolta inquietanti i personaggi di JoJo. Più o meno sugli stessi livelli stilistici, anche la miniserie "Gorgeous Irene" immediatamente successiva a Baoh. La fonte ispiratrice per questo cambiamento tanto profondo è lo studio delle anatomie di Burne Hogarth (fumettista americano, autore tra l'altro di Tarzan), con delle impressionanti similitudini per quel che riguarda le pose d'azione dinamiche, che diventeranno sempre più evidenti con gli anni. Permangono, però, moltissime ingenuità di disegno, che lasceranno tracce di sè anche negli anni a venire.

La prima serie di JoJo stilisticamente rimane quasi identica ai lavori immediatamente precedenti, con l'esaltazione delle pose assurde e contro ogni legge di gravità dei protagonisti, ma nella seconda serie (in cui Araki riprende molto ingegnosamente i "giochi di prestigio" di BT inserendoli con furbizia nella trama grazie alle geniali trovate di Joseph Joestar) è evidente l'influenza di Tetsuo Hara (Hokuto no Ken, Cyber Blue, Hana no Keiji), l'autore di Ken il Guerriero, sia per lo stile di illustrazione dei personaggi che per le ambientazioni tetre e le rovine forse un pò troppo simili ai paesaggi post-apocalittici che appaiono nel manga dell'Uomo di Hokuto, anche se l'originalità narrativa di Araki, sempre evidente, è tale da rendere tali somiglianze solo una piccolezza. Queste permarranno in parte fino all'inizio della terza serie, la più popolare, dove Araki supera abbondantemente i livelli di Hara, disegnando un manga d'azione splendido, dinamico e inquietante, solare e cupo, attivo e riflessivo allo stesso tempo, nel quale ormai il meccanismo funziona alla perfezione e c'è persino tempo per qualche momento meno serio del solito. Con la quarta serie di JoJo, la più sottovalutata, Araki dà libero sfogo al suo genio, disegnando con una precisione che ha dell'incredibile Morio Cho, una cittadina giapponese inventata, ma descritta con una tale dovizia di particolari da sembrare più che reale. Personaggi e sfondi dettagliatissimi e splendidi, incertezze nel tratto che finalmente tendono a sparire, ed una grandissima originalità, rendono questa serie di diritto la meglio disegnata di tutte, oltre che un vero piacere da sfogliare, anche solo per immergersi di nuovo nelle splendide atmosfere create dal Maestro. Lo stile della quinta serie mostra dei personaggi sempre più smilzi, e serve a sottolineare l'importanza del ragionamento superiore alla forza fisica, da sempre idea alla base di tutte le opere di Araki. Alcuni hanno persino paragonato questa evoluzione a quella di Michelangelo, di cui Araki è un grande appassionato, che inizialmente scolpiva figure dalla muscolatura perfetta, per poi dedicarsi con gli anni alla creazione di sculture più dinamiche e snelle. Questa tesi parrebbe avvalorata dalle numerose citazioni dello scultore inserite da Araki nella storia, soprattutto al termine della quinta serie con il personaggio di Scolippi.Del tutto infondate, basti infatti analizzare la trama e i personaggi, le voci maligne che vedrebbero dietro questo "dimagrimento" forzato dei personaggi ed il loro look sempre più appariscente, un'omosessualità degli stessi o persino dell'autore (bestemmia!). Il look sempre più estroso dei personaggi di JoJo deriva infatti dalla passione per la moda di Araki (che ha affermato di essersi più volte ispirato a modelli presi dalla rivista Vogue e personalizzati alla sua maniera), e non ha NULLA a che fare con le loro tendenze sessuali.

Nella sesta serie la parola d'ordine è l'ambiguità. Spinta all'estremo la dinamicità del disegno (ormai gli sfondi sono inesistenti ed i disegni stessi sembrano fatti di fretta, senza nessuna cura), si ha un generale declino a livello grafico. Forse per colpa di pennini dal tratto più grosso, si ha una enorme perdita di dettaglio, e persino i retini, nel cui uso Araki era diventato più che esperto, sembrano applicati più raramente e grossolanamente. L'ambiguità generale deriva dal fatto che per la prima volta ad essere protagonista è una ragazza, ed è possibile notare a colpo d'occhio che in questa serie le donne hanno nome, muscolatura e lineamenti tendenzialmente mascolini, mentre alcuni uomini sembrano persino più effemminati di prima, pur con diverse eccezioni notevoli. Nonostante la quasi totale scomparsa delle incertezze nel disegno, probabilmente Stone Ocean è una delle serie peggio disegnate di JoJo.

Iniziata da poco in Giappone, e in pubblicazione in Italia da Febbraio 2005, la nuova e jojesca serie fantawestern di Araki, Steel Ball Run, segna un gradito ritorno a livelli artistici molto elevati. Disegni finalmente molto più curati, maggiore dettaglio grafico e nelle ombreggiature, sfondi di nuovo decenti e retini meglio inseriti nelle tavole rendono SBR una vera gioia per gli occhi. E' innegabile che si tratti dell'apice artistico di Araki, almeno per ora!

A breve: JoJo Style 2 - Le fonti ispiratrici di Araki

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