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Intervista ad Hirohiko Araki 2

Moda, Leonardo ed Araki

(Tratta dal sito francese www.animeland.com)

A.L.: Lei dà molta importanza agli abiti dei suoi personaggi, sono molto vari e studiati. Cosa l'ha portata a insistere su questo aspetto?
A.H.: Bisogna prima che io spieghi il contesto in cui è stato creato JoJo: alla fine degli anni '80, la moda occidentale aveva fatto irruzione in Giappone: erano gli stilisti francesi, soprattutto Christian DIOR. Sono stato molto colpito e ispirato dalle loro creazioni, le trovavo magnifiche. La diversità degli stilisti e dei loro lavori mi ha spinto a utilizzare gli abbigliamenti per caratterizzare fortemente i miei personaggi.
A.L.: Quindi si può stabilire un rapporto tra l'aspetto dei suoi personaggi e la loro psicologia?
A.H.: Sì, ad esempio in questo volume (indica il tankobon n°16, corrispondente all'incirca ai volumi italiani n°23-24, NdR), i 5 eroi attraversano un deserto. E anche nelle inquadrature più distanti, è possibile distinguerli grazie al loro abbigliamento.
A.L.: Ha già disegnato una collezione di abbigliamento?
A.H.: Io rimango soprattutto un mangaka, dunque mi sembra poco probabile che mi venga chiesta una cosa di questo genere. C'è da dire, però, che mi è già stato chiesto di creare delle T-shirts, in Giappone.
A.L.: Restando nello stesso argomento, quali sono i suoi stilisti preferiti?
A.H.: Anche se è passato a miglior vita, adoro Gianni VERSACE.
A.L.: I suoi personaggi sono molto eleganti, si può parlare di dandysmo?
A.H.: Non generalizziamo... Al limite quelli delle prime serie. Infatti, mi ispiro soprattutto a foto di moda femminile, la trovo molto elegante, spesso erotica. La parola dandy dunque non vi si adatta bene a mio avviso, lo stile "voyou" invece è più vicino a quello che cerco.
A.L.: Nella sua opera si trovano moltissimi riferimenti all'Inghilterra vittoriana, negli sfondi e nell'abbigliamento dei personaggi. Ha un debole per questo periodo?
A.H.: Potrebbe essere a livello di abbigliamento, in effetti, ma non ho studiato questo periodo. I miei riferimenti piuttosto sarebbero da cercare in Italia: quel lato "pas sage", "petit voyou", avete presente... Ad esempio (indica il vestito di Jotaro), ho aggiunto questa catena anche se non sembra molto coerente col resto... Sarà un pò fuori luogo ma trovo che faccia molto "italiano".
A.L.: Dunque le sue influenze sono da cercare esclusivamente a livello di arte "classica"?
A.H.: Sì, soprattutto. D'altronde, quando visito città come Parigi, potrei restare giornate intere a visitarne i musei.
A.L.: Nella quarta serie di JoJo, un personaggio (Yoshikage Kira, NdR) dice di essere un grande ammiratore della Gioconda, è un modo per rendere omaggio a Leonardo DA VINCI?
A.H.: (Ride) Non so se si possa definire un omaggio, ma è un serial killer amante dell'arte, ed ha una conoscenza molto profonda di questo settore... ed ama le mani delle donne.
Tra l'altro, quello che colpisce della Gioconda, non è il suo sorriso, ma le sue mani. Questo riassume bene la sua personalità, secondo me.
A.L.: Visitando la sua mostra, si nota subito che lei ama utilizzare colori molto vivaci. Può spiegarci il suo rapporto con i colori, e la sua scelta in questo aspetto?
A.H.: Quando lavoro su qualcosa, prima di iniziare a disegnare, penso a i colori che andrò a mettere. La scelta e la combinazione dei due colori principali sono delle tappe molto importanti, e l'impiego di colori vivaci dona rilievo, forza. Anche se le illustrazioni che compaiono in quella mostra sono tutte delle copertine di JoJo, i colori cambiano dall'una all'altra. A proposito, quando JoJo è stato adattato in anime, i disegnatori vennero a trovarmi e mi chiesero: "Ma alla fine, Jotaro, di che colore è per davvero?". Ma io non ho risposto nulla, non esistono dei colori fissi (ride)!
A.L.: Ha partecipato molto a questi adattamenti?
A.H.: Sì e no... Ho lavorato attivamente all'elaborazione dello scenario, in quanto alla realizzazione propriamente detta, ho avuto soprattutto il compito di consigliare i disegnatori. Loro mi ponevano diverse domande, soprattutto per i colori, ed alle quali non sapevo quasi mai rispondere.
A.L.: Si sente sempre negli OAV un suono elettronico utilizzato per annunciare lo Stand di Jotaro, Star Platinum, è una sua idea?
A.H.: Beh… Ho pensato che fosse originale, sì... Perchè, non era carino?
A.L.: Oh sì, sì, glielo assicuro (risate generali)! Ma non è un pò frustrante affidare il vostro manga, che sarebbe un pò come vostro figlio, a degli sconosciuti?
A.H.: Non del tutto in fondo. Lo sapete, l'industria dell'animazione in Giappone si trova ad un tale livello, avevo totale fiducia nel risultato.
A.L.: La musica anglosassone sembra avere un ruolo importante in JoJo: quali sono i suoi artisti preferiti?
A.H.: (Sorride esitante) Uhm, è difficile... Ce ne sono tanti... PRINCE! Mi piace molto anche il rap.
A.L.: Lei dice di lavorare partendo da modelli (di vestiario, NdR) femminili, ma ci sono davvero pochi personaggi femminili in JoJo. Come mai questa scelta?
A.H.: Eh bè, dato il tema del manga e la violenza che vi si trova, ho pensato che integrarvi molti personaggi femminili fosse poco appropriato. Tra l'altro, i Giapponesi amano gli eroi maschili. Ma in seguito, ho iniziato a inserire anche molte donne nel mio lavoro.
A.L.: Lei ha utilizzato recentemente Jolyne, una ragazza, come personaggio principale: è stata una richiesta del pubblico? E se no, come ha reagito a questo fatto?
A.H.: Non è stata una scelta effettuata per le richieste del pubblico, ma piuttosto per l'attualità: vista la condizione delle donne in Giappone all'inizio della serie, sarebbe stato scioccante mostrare ragazze che si menavano (sorride)! Ma le cose si sono evolute dopo gli anni '90.
A.L.: Ha intenzione di dirigersi verso una carriera di illustratore, tralasciando i manga?
A.H.: Veramente non ho mai considerato una tale eventualità. Bisogna dire che tutte le illustrazioni esposte sono delle copertine di JoJo. Dunque le ho realizzate tra le 12 e le 15 per anno, senza mai pensare realisticamente a fare carriera in questo settore. Ma ho avuto delle proposte da artisti musicali (soprattutto di musica dance, come SUGIURUMN) per delle copertine di CD, dei poster, ecc. Mi è stato persiono chiesto di realizzare delle illustrazioni per l'uscita di Matrix: Reloaded. Sono cose che possono capitare di tanto in tanto, ma io resto soprattutto un mangaka.
A.L.: I suoi protagonisti sono, l'ha detto lei stesso, moralmente impeccabili. In questo sono paragonabili a dei santi. E noi siamo rimasti colpiti da certi aspetti, che ci fanno pensare a delle rappresentazioni dei santi del Cristianesimo, vicini a delle icone: L'arte religiosa fa parte dei suoi riferimenti?
A.H.: Sono molto contento che abbiate indicato questo libro sul GRECO (autore di alcuni quadri religiosi): Molti Giapponesi trovano bizzarra l'idea di ascensione al cielo, quella della morte di un eroe o di un santo, è qualcosa di molto culturale: ma uno dei miei amici mi aveva già fatto notare che certi miei lavori gli riportavano alla mente il GRECO. Non ho mai voluto ispirarmi coscientemente, ma può darsi che traspaia nei miei disegni.
A.L.: L’arte contemporanea sembra volersi nutrire in questi ultimi tempi del lavoro di artisti "popolari". Pensa che disegnare manga sia in qualche modo una branca dell'arte contemporanea?
A.H.: Sì, io lo penso. Purtroppo, in Giappone, il manga non è veramente considerato tale. Bisogna dire che, appena una generazione fa, il manga era considerato anche nel suo paese natale come un qualcosa di dannoso, di nocivo per i giovani (anche in Giappone!!!, NdR): c'è dunque ancora una sorta di blocco per questo settore... Ma le cose si stanno sistemando. In Francia il fumetto è considerato un'arte, e ne sono felice. Vi faccio un esempio: sono stato invitato, qualche tempo fa, ad una cena che riuniva contemporaneamente professionisti dell'arte contemporanea e dei manga: questo genere di cose è impensabile in Giappone.
A.L.: Cosa pensa che, anche se considerato alla stregua di arte, un manga debba avere per piacere?
A.H.: In un manga, bisogna sempre restare comprensibili, accessibili. Recentemente c'è stata una mostra di MAGRITTE, e la gente poteva comprendere le sue opere... oppure no. Ma nel mio lavoro, bisogna restare comprensibili, è molto importante.
A.L.: Come vede il suo futuro di illustratore? Lavora su nuove illustrazioni, ed ha in progetto delle nuove mostre (Araki ha esposto alcune sue illustrazioni a Parigi, NdR)?
A.H.: Mi piacerebbe tantissimo ripetere l'esperienza, sono stato molto colpito dall'accoglienza del pubblico francese, che è sembrato molto interessato al mio lavoro. Ma per poterlo fare, ho bisogno di nuove illustrazioni, e ci vorrà del tempo... potrebbero anche passare due anni!

Tradotto in francese da M. OGII Michael-Akira (organizzatore della mostra)

Ritradotto in italiano da Jocchan

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