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Intervista ad Hirohiko Araki 1

JoJo ed Araki

(Tratta dal sito francese www.animeland.com)

AnimeLand: Potrebbe raccontarci qualcosa sulla genesi di JoJo?
ARAKI Hirohiko: Fin dall'inizio c'era alla base il concetto della successione delle generazioni, l'eredità padre/figlio. In seguito, ho voluto inserire degli eroi viaggiatori, che si sarebbero battuti per difendere l'umanità. L'idea delle generazioni successive mi è stata ispirata dalla saga del Padrino (di Brian DE PALMA), e da A Est dell'Eden (di Eliat KAZAN): delle storie di famiglie, in cui l'azione si svolge fra più generazioni. Ero molto giovane, e sono stato colpito ed ispirato da tutti quei film divenuti ormai dei classici.
A.L.: Ha già un'idea del modo in cui si svolgerà ogni serie fin dall'inizio, oppure la sua idea di base si modifica via via per adattarsi agli eventi?
A.H.: All'inizio tutto era basato sui combattimenti, i rapporti di forza, mentre poi, con il passare del tempo, tutto è diventato più "spirituale", lasciando una grande importanza a valori come l'amicizia. A livello grafico, le prime serie mettevano in scena degli eroi molto "macho" dai muscoli sovrasviluppati. Poi i personaggi sono diventati più smilzi, ed anche più eleganti.
A.L.: Cosa ne pensa della traduzione occidentale del titolo di JoJo (JoJo's Bizarre Adventure, poi adattato nelle varie lingue a partire da questo titolo "internazionale", NdR)? Il termine "bizzarro" le pare appropriato? Se sì, quale aspetto del suo lavoro riflette?
A.H.: In effetti, il titolo giapponese (JoJo no Kimiyouna Boken, NdR) si tradurrebbe più in qualcosa del tipo "fantastico": stupefacente, meraviglioso. Ma giustamente, quello che tenevo ad esprimere in questo manga è davvero qualcosa di diverso, di strano, di bizzarro. Dunque, in definitiva, la traduzione è piuttosto giusta (sorride). Penso che questa sensazione si rifletta in certi aspetti o situazioni del manga: i colpi di scena imprevisti, le espressioni dei volti che cambiano, si deformano, la personalità nascosta di certi personaggi...
A.L.: Come ha avuto l'idea delle Onde, e poi degli Stand?
A.H.: Per le Onde Concentriche (o Hamon), l'idea di partenza era quella di una forza indiretta, che agisce a distanza, come nell'acqua per esempio: se colpisco una superficie d'acqua calma, indirettamente ho un effetto anche nella zona circostante grazie all'onda residua.
In quanto agli Stand, potrebbe essere un qualcosa di difficile comprensione per un occidentale. Trova la sua origine nello shintoismo: l'essenza spirituale dei nostri antenati ci protegge, e fa che ognuno di noi sia protetto sempre. Pur senza essere io stesso shintoista, conosco bene la cultura e la filosofia giapponese, perchè ne faccio parte, e quindi ne sono influenzato nel mio lavoro di creazione.
A.L.: Sembra che lei apprezzi molto il gore e spesso metta in scena dei personaggi con la capacità di ricomporsi dopo essere finiti in pezzi. E' un omaggio al cinema ed alla Cosa di John CARPENTER?
A.H.: Oh, a me piace tantissimo questo genere di cinema, ma anche i fumetti e la tv. John CARPENTER, DE PALMA... I loro lavori mi interessano enormemente, li studio tantissimo, li ho visti tutti. Nello specifico, a proposito della Cosa, non bisogna dimenticare che i primi volumi di JoJo risalgono agli anni '80, e probabilmente ho avuto l'idea prima di vedere quel film.
A.L.: A quanto pare, lei è un grande appassionato di cultura occidentale, classica e moderna...
A.H.: Sì, mi interesso tantissimo all'arte in generale, che si tratti di impressionismo, di arte contemporanea o di illustrazione. Studio tutto alla stessa maniera, e allo stesso modo queste mi influenzano nel mio lavoro.
A.L.: Secondo lei questo può spiegare il successo di JoJo in occidente?
A.H.: Bè, per diventare autore di manga in Giappone, bisogna studiare tantissimo, apprendere un sacco di cose molto differenti: in qualche modo, bisogna conoscere di tutto, da JANGAYA a SPIELBERG.
A.L.: Tutti i protagonisti di JoJo hanno delle caratteristiche in comune: morale impeccabile, temerarietà, aspetto perfetto, forza incommensurabille. Non ha mai pensato di dar vita ad un anti-eroe?
A.H.: No. Per me un protagonista deve essere buono, giusto, almeno è questa l'idea che mi faccio. Può avere l'aria da teppista, pericolosa, può attraversare momenti difficili, ma il suo cuore resta puro, e non farebbe mai qualcosa di disonesto. Non colpirebbe mai una donna o un bambino, ecco la sua caratteristica principale.
A.L.: JoJo è uno dei pochissimi manga a mettere in scena la morte dei suoi protagonisti in maniera molto gore (si veda la morte di Zeppelie, tagliato in due).
A.H.: Per proteggere qualcuno, un vero eroe potrebbe doversi sacrificare, anche se la sua morte non avesse nessun risultato: è anche un'eredità della filosofia Giapponese. Un eroe non cerca il denaro, diventa quello che è per salvare gli altri, è onesto, caritatevole. Più la sua morte è orribile, più il suo sacrificio acquista valore.
A.L.: Parlando di valori motali, si ha spesso l'impressione di assistere a dei confronti "morali", più che a dei veri combattimenti in JoJo.
A.H. :E’ un concetto simbolico, che viene dal concetto dell'eoe che riesce a sconfiggere il male. Ci sono principalmente tre archetipi di personaggi in JoJo: i "buoni", i "cattivi", ed i personaggi indeterminati (per lo meno momentaneamente, un personaggio apparentemente aggressivo potrebbe rivelarsi un "buono" in seguito). Persino i personaggi "cattivi" hanno una ragione per il loro comportamento, c'è sempre una ragione che giustifica le loro azioni. E bisogna presentare ai lettori le circostanze che hanno spinto queste persone a passare dal lato del male.
A.L.: JoJo riflette anche la sua passione per la magia, l'illusionismo...
A.H.: Sì, non mi perdo mai uno spettacolo di magia, in Giappone! Lance BARTON, David COPPERFIELD: conoscete, per esempio, quel trucco con cui ha fatto sparire una moto... Mi interessa molto, e mi impegno tantissimo per cercare di capire come facciano! Anche questo mi dà ispirazione.
A.L.: Come per la creazione del personaggio di Zeppeli ad esempio?
A.H.: Sì (ride)!
A.L.: Pratica anche lei la magia?
A.H.: Conosco qualche trucchetto, so fare sparire i soldi (ride).
A.L.: JoJo è stato spesso paragonato a Hokuto no Ken: cosa ne pensa?
A.H.: Tetsuo HARA è un mio amico, ceniamo spesso insieme. Lui ha completamente rivoluzionato la rappresentazione del corpo umano nei manga, e dunque mi ha sicuramente influenzato a quel livello.
A.L.: Parlate dei vostri rispettivi lavori quando vi vedete?
A.H.: Sinceramente, essendo entrambi dei professionisti di manga, evitiamo di parlarne.
A.L.: Si può dire che JoJo strizzi un pò l'occhio a HNK?
A.H.: Nei primi episodi, sì, per quel che riguarda i corpi maschili e gli effetti gore... Ma ora non più.
A.L.: Sempre per quel che riguarda il suo lavoro sull'aspetto dei suoi personaggi, quali sono le sue influenze al di fuori dei manga?
A.H.: Consulto sempre dei libri di anatomia, degli opuscoli, per la struttura delle ossa e dei muscoli. Sono rimasto molto impressionato dal museo di PALAZZO VECCHIO a Firenze, in Italia. Ho comprato molte opere sull'argomento.
A.L.: Anche la scultura? Ci sono opere in quel museo che mostrano delle pose molto simili a quelle del suo lavoro...
A.H.: Sì, infatti, e amo anche tanto il museo RODIN, qui a Parigi. Ho assistito anche a delle sessioni di posa, questo mi ha molto colpito.
A.L.: Per concludere, sembra che ci siano più livelli di lettura in JoJo, ed ognuno a seconda della sua età, può apprezzare il manga a modo suo. A chi è destinato soprattutto JoJo?
A.H.: Attualmente in Giappone, mi viene chiesto di scrivere cose per un pubblico più giovane (meno di 15 anni), con uno spirito molto carino, molto Kawaii... Ma tutto questo è lontano da me, in verità. Per scrivere qualcosa di bello, bisogna prima di tutto essere capaci di comprenderlo ed apprezzarlo.
A.L.: Cosa strana, JoJo sembra piacere parecchio alle lettrici francesi, anche se è destinato ad un pubblico prettamente maschile. Come si può giustificare questo, secondo lei?
A.H.: Eh bè, potrebbe essere per il fatto che i protagonisti sono tutti dei bei ragazzi (ride).

Tradotto in francese da M. OGII Michael-Akira (organizzatore della mostra)

Ritradotto in italiano da Jocchan

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