Non esiste una rivoluzione che non richieda dei sacrifici... Per questo motivo, sono pronto a qualsiasi rinuncia pur di raggiungere il mio scopo. Kaiser Hansen
Nel 1990 KSS produce una miniserie di sei OAV, della durata di circa trenta minuti l'uno, dedicata alla terza serie di JoJo. L'anime, in particolare, si concentra sulla parte finale della serie, ossia quella degli Stand dedicati alle divinità egizie. Molti personaggi sono stati tagliati (è un peccato, per esempio, che non sia stato inserito il combattimento a base di videogiochi del minore dei fratelli D'Arby, oppure il claustrofobico scontro tra Iggy e Pet Shop), ma in generale, se si esclude l'episodio di Vanilla Ice, la fedeltà al manga originale è elevatissima, sia in termini di character design, che di trama.
Anche se ormai sono passati diversi anni, la qualità dell'animazione è ancora elevatissima, perfettamente al livello delle produzioni attuali. Seppur con qualche eccezione, persino il character design è sostanzialmente identico al manga. D'Arby the Gambler, ad esempio, sembra disegnato da Araki in persona! La regia e le musiche si attestano a livelli elevatissimi. La prima è sempre veloce e di atmosfera, e le seconde (composte, tra l'altro, dall'italiano Marco D'Ambrosio e mixate allo Skywalker Ranch di George Lucas), anche se abbastanza rare, sono sempre adatte alla situazione e contribuiscono in maniera sostanziale al coinvolgimento dello spettatore. In definitiva, si tratta di un ottimo anime, che però potrà essere compreso - e quindi apprezzato - appieno solo dagli appassionati di JoJo.
Nel 2001 escono in Giappone, sempre ad opera della KSS, altri 7 OAV dedicati a JoJo. Questa serie funge da prequel della prima, e parla della prima parte delle disavventure del gruppo di Jotaro, fino a ricollegarsi alla precedente serie al termine del settimo episodio. Anche in questo caso, per la ridotta durata degli episodi, sono stati eliminati tantissimi personaggi di rilievo (impossibile non citare Death XIII, Steely Dan o Devo), ma stavolta è stata la trama ad essere oggetto di modifiche sostanziali.
Rispetto al manga, moltissime sono le differenze, e non sempre in meglio, ma nonostante ciò la serie rimane molto godibile da vedere, e tutto scorre liscio, senza problemi di incongruenze narrative. Rispetto alla prima serie, stavolta è stata utilizzata una palette di colori meno pesante, molto più slavata, ed il character design ha subito diverse modifiche, allontanandosi dal tratto originale di Araki, ma restando sempre pertinente. Le animazioni, talvolta, sembrano votate al risparmio. Probabilmente, stavolta, il budget a disposizione dei produttori era inferiore al lavoro precedente. In compenso, l'utilizzo del computer è aumentato in maniera sostanziale, insieme agli effetti speciali, che contribuiscono notevolmente a spettacolarizzare l'azione. Le musiche rimangono opera del bravissimo Marco D'Ambrosio, e lo stile di regia pare invariato rispetto alla prima serie. Nonostante per certi aspetti sia inferiore qualitativamente alla serie precedente, rimane un prodotto di livello molto elevato, imperdibile per gli appassionati, ma che può soddisfare anche chi non ha mai avuto modo di leggere il manga originale.